La mostra “Favole Pittoriche” di Anna Claudi

Anna Claudi (Serrapetrona 1894 – Roma 1976), nata in una famiglia benestante e sposatasi giovanissima, ha trascorso la gioventù a Serrapetrona per poi trasferirsi a Roma. Perfezionatasi sotto la guida del maestro Mario Adami, un abile affreschista, si è fatta apprezzare in mostre allestite sia in Italia che a Parigi, Lisbona, Anversa, Zurigo e New York. Dalla fine degli anni Cinquanta, pur continuando a dipingere, ha presentato i suoi lavori solo agli amici. Sempre inserita in un ambiente culturalmente ricco e vivace, la sua vena creativa non si è mai seccata.
Moltissimi sono i dipinti che ci sono giunti, quasi tutti oli su masonite. Le opere presentate consentono una completa ricognizione su un opus che si articola nell’arco di più di trent’anni e sono quasi tutte presenti nella monografia sulla sua opera, pubblicata dalla Silvana Editoriale nel 1976 – l’anno della scomparsa – con introduzione di Libero de Libero.
Il linguaggio di Anna Claudi è intenso e presentaforti tratti onirici con un che di inusitato e di nascosto che fa intuire una certa inquietudinedell’anima. Il punto di vista è ora ravvicinato, come nelle nature morte, ora lontano nell’orizzonte paesaggistico. Sono quasi eliminati i piani intermedi; come se l’artista volesse alternativamente godere della cromia intensa, che stimola effetti quasi tattili di uva, mele e oche selvatiche, e della visione ampia e spaziata di colline e boschi lontani. In tal modo viene eliminato lo spazio dell’azione per lasciare il posto solo alla contemplazione. I soggetti di Anna Claudi sono le colline marchigiane, le nature morte, i pesci dell’Adriatico, gli amici ed i parenti (in mostra è l’inedito ritratto del figlio Claudio), i paesi, le feste in campagna animate da tante piccole figure e, negli ultimi anni, anche i paesaggi dell’aldilà.
La pittura di Anna Claudi non è naturalistica, nell’accezione classica del termine, in quanto non è frutto di una mimesi idealizzante, ma non è neppure una visione realista o espressionista. Si potrebbe coniare per lei il termine di espressionismo naturalistico che definisce anche il senso del titolo della mostra, “Favole pittoriche”.

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