Quanto ci è pervenuto sulla vita del maestro severinese, ci consente di ricostruire abbastanza agevolmente il profilo biografico e di sapere chi fosse
Lorenzo d’Alessandro, nella sua veste di artista e di cittadino.
La vicenda umana del pittore, che nell’opera sua più ricca e fastosa
non volle apporre né firma né data, si consumò quasi per intero nella città di origine, senza peraltro oltrepassare i confini delle Marche.
Dalla ricerca documentaria di Adamo Rossi emerge la personalità di un uomo profondamente
dedito al suo lavoro, ma non alieno dalla vita politica e sociale del suo tempo alla quale dovette attendere assiduamente e con grande solerzia. A
San Severino, infatti, centro demico di notevole rilevanza economica per la lavorazione manifatturiera della lana, mantenutasi fiorente per tutto il secolo XV, il nostro pittore ricoprì molto spesso
pubblici uffici, fino ad ottenere le più alte cariche di
magistrato comunale. A queste attività, che provano quale stima Lorenzo d’Alessandro godesse tra i suoi concittadini, si alternarono altri impegni relativi alle consuetudini del suo tempo. Egli pertanto non rifiutò né l’organizzazione di uno spettacolo a carattere sacro in onore di Maria Vergine, secondo l’uso di molti paesi delle Marche e per diletto delle masse popolari, né l’esecuzione di modesti lavori da semplice artigianato, come la pittura dello stemma del cardinal legato o la decorazione di drappelle per le tombe del vessillo comunale.
Nato probabilmente intorno al quinto decennio del Quattrocento, Lorenzo d’Alessandro appartenne a una
famiglia di fabbri: il padre, il nonno ed il fratello, infatti, esercitarono tale mestiere.
Tra le opere più importanti ,lasciate dal pittore in molte chiese di Serrapetrona, ricordiamo la sua opera maggiore:
il Polittico conservato nella chiesa di
San Francesco di Serrapetrona
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